Ricerca al cimitero delle Fontanelle

La storia

L’origine del Cimitero delle Fontanelle si fa risalire al XVI secolo ed è legata alla storia e soprattutto alle disgrazie del popolo napoletano.Dalle colline della parte alta di Napoli ( oggi chiamate Colli Aminei) partivano quattro impluvi i quali nel corso degli anni hanno eroso i banchi tufacei portando giù a valle la cosiddetta “Lava dei Vergini”, colate di fango e detriti. Tale “lava delle vergini” per millenni ha eroso il vallone delle Fontanelle e della Sanità, creando le condizione ottimali per l’estrazione del tufo. La stessa strada Via Fontanelle costituisce il vecchio impluvio sulle sponde del quale sono dislocate numerose cave che fino al secolo scorzo hanno fornito mattoni di tufo per le costruzioni della città. Prima del XVI secolo c’è l’uso di interrare i corpi dei defunti nelle chiese. Quando però non c’era più spazio in una chiesa veniva dato compito ai “salmatari” di disseppellire di notte i defunti più vecchi e stiparli in cave come quella delle Fontanelle. Ma la data in cui la Cava delle Fontanelle diventa il Camposanto delle Fontanelle è il 1654 quando la pestilenza si abbatte sui Napoletani decimandoli. Per cui fu dato ordine di riaprire la cava delle Fontanelle e furono stipati 250.000 salme su una popolazione di 400.000 abitanti. A questa disgrazia ne seguirono altre carestie, tre rivolte popolari e altrettanti terremoti, nonché  cinque eruzioni del Vesuvio ed in ogni caso si utilizzò il Cimitero delle Fontanelle per accogliere le salme. L’architetto Carlo Praus racconta che nel 1764, “epoca memoranda di una sterminatrice carestia”, il Cimitero delle Fontanelle fu destinato dal Comitato di Pubblica Sanità a seppellire le salme della bassa popolazione, che non trovavano posto nelle pubbliche sepolture delle chiese all’interno della Città. Ed ancora il Praus, a seguito dell’editto di Saint-Cloud del giugno 1804, presenta nel 1810 un progetto per la costruzione di un vasto camposanto mediante l’ampliamento dell’antica necropoli delle Fontanelle. Nel 1837, per provvedimento del Consiglio Sanitario, in seguito all’invasione del “colera morbu”, furono portati in questo cimitero altre salme. Nello stesso anno, poiché un’ordinanza bandì gli ossari da tutte le parrocchie e confraternite delle città e di trasferire le salme nell’Ossario delle Fontanelle, un gran numero di carri, scortati da confratelli e guardie, trasportarono in queste grotte cataste di resti mortali.Il cimitero rimase abbandonato fino al 1872, quando  Don Gaetano Barbati, con l’aiuto di popolane mise in ordine le ossa nello stato in cui ancora oggi si vedono e tutte anonime, ad eccezione di due scheletri: quello di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morto il 17 luglio 1797 e di Donna Margherita Petrucci nata Azzoni morta il 5 ottobre 1795; entrambi riposano in bare protetti da vetri.

La ricerca e conclusioni:

La ricerca organizzata  in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della città di Napoli, è nata con il preciso obiettivo di verificare quanto i luoghi permeati di storia e di leggende, possano offrire dati sensibili al nostro genere di ricerca. La storia del Cimitero delle Fontanelle è riportata in un capitolo a parte quanto alle leggende, ve ne sono diverse. Quella legata alla figura del Capitano e l’altra che ha per protagonista, il famoso Monaco senza testa.In questo senso, martedì 24 Maggio, abbiamo compiuto una rilevazione dati all’interno delle parti ritenute più sensibili, proprio nell’area interna del Capitano e del Monaco. La ricerca effettuata nel campo del visivo si è avvalsa della Termocamera e della macchina fotografica full spectrum. Sotto il profilo audio, l’intero ambiente a noi d’interesse è stato monitorato con tre diversi registratori digitali, posizionati nelle relative aree di indagine. Sulla base delle indicazioni di Daniele Cipriani, il Team GHR si è avvalso di altri due particolari strumenti. Il Ghost Ark, atto ad eseguire un monitoraggio simultaneo di campi elettromagnetici, microfoni ad alta sensibilità, scanner di frequenze radio e sensori di temperatura. Il secondo, un sensore di movimento ultrasonico, posizionato di volta in volta nella postazione di nostro interesse.E’ importante alla base di tutto questo, formulare una premessa. Non siamo intervenuti in questo caso sulla base di particolari segnalazioni, ne è testimonianza anche il fatto che nemmeno il personale interno al Cimitero delle Fontanelle, fatta eccezione per una foto scattata da un turista francese contenente una probabile anomalia (che peraltro non abbiamo avuto modo di visionare), è stato testimone diretto di alcun elemento anomalo, generatosi all’interno dell’antico Cimitero. Premesso questo, la ricerca si è protratta per circa tre ore, fra le 12:00 e le 15:30, senza che nulla si sia verificato davanti ai nostri occhi o udito dalle nostre orecchie. Nel corso dei giorni subitamente successivi all’indagine, possiamo confermare che non si è ravvisata nessuna anomalia registrata dalla nostra strumentazione. Permane comunque da parte di tutti noi, la certezza di aver visitato un posto ricco di fascino e perché no… anche di mistero; un luogo che consigliamo vivamente di vedere per la sua particolare unicità, sebbene la nostra analisi scientifica non abbia portato alla luce alcunché.

 

Cogliamo con queste poche righe, l’occasione per rinnovare i ringraziamenti all’Assessorato alla Cultura e al Turismo della città di Napoli per averci concesso la propria disponibilità e la nostra sincera riconoscenza alla dottoressa Annamaria Ghedina, giornalista e profonda conoscitrice dei misteri di Napoli, per avere accompagnato il Team alla scoperta del luogo, ripercorrendone la storia e le leggende che da sempre lo hanno contornato.

Foto effettuate da: Federico Classetti

 

Condividi sui social

Author: admin