NDE – Intervista al Dott. Enrico Facco

Cattedra di Anestesia Gen.e Spec. Odontostomatologica Dip. di Neuroscienze – Università di Padova Dept. of  Neurosciences Chair of  Dental Anesthesia University of Padua via Giustiniani 2 – 35128 PADOVA, Italy

 

Che cos’è un’ esperienza di pre-morte e quali sono le caratteristiche di cui si compone e dalle quali si sviluppa?

Le NDE sono esperienze soggettive intense e profonde di aspetto trascendente che si verificano in condizioni critiche associate a perdita di coscienza (quali arresto cardiaco, traumi cranici e politraumi, stati di shock) e caratterizzate dalla netta percezione di essere in una dimensione diversa da quella ordinaria della vita terrena, di avere abbandonato il corpo fisico ed oltrepassato i limiti del proprio io e della dimensione spazio-temporale del mondo fisico ordinario

Come uomo e come medico, cosa l’ha convinta della prova reale delle esperienze NDE?

Le NDE sono relativamente frequenti, con un’incidenza che nell’arresto cardiaco oscilla tra il 10 e il 18%,  hanno una chiara epidemiologia e caratteristiche cliniche precise, quindi sono studiabili con il metodo scientifico. La loro narrazione indica esperienze ben organizzate, i cui principali elementi sono universali, mentre le differenze etniche riguardano per lo più elementi descrittivi e culturali secondari.

Le NDE hanno generalmente un profondo significato per il soggetto che le ha vissute e un forte impatto trasformativo positivo sulla concezione della vita, sui valori, sugli atteggiamenti e sugli interessi personali. I pazienti acquisiscono così, a volte dopo una difficile fase di transizione e rielaborazione dei propri valori, una più consapevole e profonda visione della vita, in cui predomina la scomparsa della paura della morte, al contrario di altre esperienze critiche più spesso all’origine di disordini post-traumatici da stress.

Sono oggi presenti nella letteratura internazionale diverse interessanti ipotesi neurobiologiche e psicologiche sui meccanismi all’origine delle NDE; tuttavia esse sono ben lungi dal fornire un’interpretazione chiara e soddisfacente della loro origine e del loro significato. L’argomento è molto vasto, comprendendo la problematica dei meccanismi del danno cerebrale acuto, dei neurotrasmettitori implicati, dei farmaci utilizzati in terapia, delle analogie tra NDE ed effetti degli allucinogeni, e dei meccanismi psicologici, quali la dissociazione (ad es. derealizzazione, depersonalizzazione, autoscopia) e le aspettative sull’aldilà. In estrema sintesi, nessuna delle interpretazioni scientifiche fornisce dimostrazioni ma rimane a livello di sola ipotesi, mentre alcune di esse sono malfondate anche come ipotesi.

Le prove a supporto della realtà di tali esperienze sono coerenti, numerose e schiaccianti. Cosa porta la scienza attuale a negarne quasi aprioristicamente l’esistenza?

Il paradigma scientifico e culturale corrente porta a considerare a priori le NDE come una sorta di stato onirico, allucinatorio o di delirium prodotto dal disordine cerebrale e/o dalla terapia farmacologica durante la fase critica del decorso clinico.

Le ipotesi interpretative di matrice riduzionistica fino ad oggi disponibili appaiono più come un tentativo di costringere questi fenomeni nell’ambito forse troppo stretto delle conoscenze attuali. Se la possibilità di testimoniare i fatti che accadono durante la fase di perdita completa della coscienza (come ad es. nell’arresto cardiaco) dovesse essere confermata da ulteriori evidenze empiriche, sarebbe necessario riconsiderare dalle fondamenta la fisiologia della coscienza e il cosiddetto “arduo problema”, ovvero l’ancora misteriosa relazione mente-cervello, alla ricerca delle leggi di natura e i meccanismi ancora sconosciuti che governano questi fenomeni. In altre parole, la soluzione dell’apparente incompatibilità tra NDE da una parte e l’atteggiamento dominante dall’altra può portare a due diversi esiti: a) la dimostrazione del significato solo disfunzionale o allucinatorio di queste esperienze; b)rivelare l’insufficienza delle nostre attuali conoscenze e del paradigma scientifico classico nella comprensione di tale fenomeno.

Le NDE (con la loro pregiudiziale riduzione a mero disordine cerebrale organico, fino alla loro negazione o anche derisione da parte della medicina scientifica del XX secolo) hanno dunque profonde implicazioni epistemologiche e costituiscono una grande sfida al paradigma riduzionistico, evidenziando l’enorme potere dei filtri culturali, del cosiddetto spirito del tempo, quello che Heidegger chiamava la metafisica ufficiale. Il pregiudizio e i dogmi non sono appannaggio della religione, come molti sono inclini a pensare, ma sono onnipresenti in tutte le discipline, anche nella scienza, che necessariamente si basa su assiomi non dimostrati. La storia della scienza, delle sue rivoluzioni culturali e l’onnipresenza dei detrattori nel corso della sua evoluzione dimostra inequivocabilmente l’inesorabile dogmatismo dei detrattori che si oppongono alle nuove teorie, quando queste scardinano le convinzioni e la visione del mondo dominanti: se la rivoluzione copernicana e il superamento della visione geocentrica del sistema solare ha dovuto duramente lottare contro la Chiesa per affermarsi, all’inizio del 20° secolo la fisica relativistica e la fisica quantistica hanno dovuto lottare duramente contro l’opposizione dei sostenitori della fisica classica.

Ogni fenomeno nuovo apparentemente non plausibile (e le NDE sono un fatto clinico certo con una chiara

fenomenologia ed epidemiologia) costituisce una grande sfida per una corretta interpretazione, che non

deve cedere ad alcuna forzatura riduttiva né alla negazione dei fatti, quindi a pregiudizi, credenze e dogmi,

religiosi o scientifici che siano. Al contrario, non si deve mai dimenticare, come sostiene saggiamente Erwin

Schrödinger, che ”l’attività della materia vivente, anche se si basa sulle leggi della fisica stabilite fino ad ora, presuppone leggi sconosciute che dovremo scoprire, che costituiscono una parte inalienabile di queste scienze come le prime”.

Quali sono le particolarità che l’hanno maggiormente colpita, parlando ed ascoltando pazienti che hanno vissuto queste esperienze?

La bellezza e la coerenza dei racconti, la lucidità dei pazienti, la loro consapevolezza della stranezza dell’esperienza (rispetto alla visione dominante) e la necessità di non raccontarla se non a chi la possa comprendere, il grande impatto e significato positivo per la vita del soggetto; altri elementi intriganti sono gli aspetti di tonalità apparentemente parapsicologica, come i casi testimoniati in cui il paziente ha descritto fatti avvenuti durante la fase di arresto cardiaco e percepiti durante la sua esperienza di uscita dal corpo.

Approfondiamo l’aspetto tecnico della questione;  approfittando della sua grande conoscenza della materia:  perché uno stato di coma porta un paziente ad avere un’esperienza NDE ed il suo vicino di letto nello stesso stato, no?

Attualmente non si sa perché solo alcuni pazienti hanno queste esperienze. Le NDE sono esperienze ben organizzate  vissute in condizioni critiche  cerebrali associate a perdita di coscienza (quali arresto cardiaco, traumi cranici e politraumi, stati di shock)  ma, se pur raramente, fenomeni simili possono manifestarsi anche al di fuori di queste condizioni. La loro incidenza è relativamente alta, non inferiore al 10-18% dei pazienti in condizioni critiche e sono quindi un fenomeno clinico tutt’altro che sporadico.

È spesso impossibile stabilire con assoluta certezza se le NDE si siano verificate durante la fase di abolizione della coscienza o nel periodo appena precedente o successivo; le loro caratteristiche cliniche e fenomenologiche sembrano suggerire la prima ipotesi, ma questa è incompatibile con le attuali conoscenze di fisiologia cerebrale, ovvero l’impossibilità   di attività di coscienza in condizioni di anossia o grave ipossia.

Questa possibilità è tuttavia suggerita da singoli casi di OBE descritti accuratamente, che hanno fornito chiare testimonianze di quanto avvenuto nella fase di arresto cardiaco. Si deve ammettere che ogni veridica percezione durante le OBE costituisce una grande sfida per un’intepretazione non paranormale delle NDE, ma questa sfida non deve comunque cedere ad alcuna forzatura riduttiva né alla negazione dei fatti.

Se le NDE  fossero la semplice espressione di disordini cerebrali organici sarebbero probabilmente più frequenti; al contrario, è sorprendente come circa 1/5 dei soggetti abbia queste esperienze in condizioni in cui la cosa più probabile sarebbe una amnesia retrogada e quindi il loro mancato ricordo.

In che stato si trova il cervello durante le visioni riscontrate da chi vive la NDE ? E’ in grado di “inventare” scenari, vissuti ed esperienze?

Le condizioni cerebrali in cui avvengono le NDE sono critiche e con perdita di coscienza, come l’arresto cardiaco, cosa che dovrebbe escludere qualsiasi possibilità di attività di coscienza. Se fosse un fatto “inventato” difficilmente avrebbe caratteristiche così universali e con elementi che sono spesso al di fuori delle convinzioni e della visione del mondo del soggetto (ad es. visioni trascendenti di soggetti atei, visioni non conformi alla confessione di appartenenza da parte di soggetti religiosi). Esperienze simili a queste si possono verificare se pur raramente anche  in condizioni fisiologiche, come per esempio un caso da noi descritto avvenuto durante una profonda crisi esistenziale connessa al divorzio del soggetto.

Il tipo di attività cerebrale riscontrata nello stato di pre-morte, differisce in maniera significativa da quella che si può riscontrare durante la fase onirica? Lei esclude del tutto che l’esperienza riportata dal paziente  non possa essere un sogno o un allucinazione cerebrale?

Non essendo possibile sapere l’esatto momento in cui avvengono le NDE non si può fare nessuna inferenza sui loro aspetti elettroencefalografici né confrontarli con quelli delle diverse fasi del sonno. Sono comunque totalmente diversi perché l’elettroencefalografia del sonno è certamente diversa da quella del coma, mentre nel arresto cardiaco l’elettroencefalogramma diventa piatto nel giro di pochi secondi. In ogni caso anche l’esperienza onirica, il delirium e gli stati allucinatori sono del tutto diversi per contenuti e per linguaggio dalle NDE.

Recentemente, degli studi su dei mammiferi  hanno dimostrato che per i 30 secondi successivi ad un arresto cardiaco indotto, esiste “un’ attività cerebrale con una diffusa sovratensione, caratteristica questa associata ad un cervello altamente eccitato e dalla percezione cosciente“. Sentiamo molte testate giornalistiche smentire le NDE dopo questa scoperta. Non dovrebbe invece complicarne lo studio proprio perché le onde cerebrali riscontrate sono di tipo gamma?

C’è un unico dato in letteratura su questo argomento relativo a uno studio condotto sui ratti. È certamente uno studio di interesse scientifico, ma richiede ulteriori conferme e da questo semplice dato non può essere estrapolata alcuna interpretazione riguardante l’uomo. Infatti nell’uomo i dati fino ad oggi disponibili indicano un appiattimento completo dell’EEG in pochi secondi (10-20); inoltre l’attività gamma riscontrata nei ratti, ovviamente, non si sa se sia collegata a qualche manifestazione di coscienza e non credo che nessuno potrà mai avere dai ratti una testimonianza della loro eventuale esperienza. Se questo dato è quindi potenzialmente interessante per ulteriori studi è del tutto privo di informazioni relative alle NDE ed è fuori luogo trarre qualsiasi conclusione sulla loro fisiopatologia in base all’osservazione dell’EEG di alcuni ratti.

Siamo al termine Professore, ci conceda un’ultima domanda decisamente fuori dalle righe: dal suo punto di vista esiste un’aldilà?

Questo è il grande mistero della condizione umana, la madre di tutti i problemi. È un problema non risolvibile razionalmente; esso si colloca oltre i confini e i limiti della logica e dell’intelletto, che sono solo uno dei modi di porsi in relazione con la realtà. Semmai è problema di competenza della sapienza (concetto di cui nel mondo moderno si è perso anche il significato, non solo la facoltà) e di una conoscenza intuitiva che si colloca oltre i limiti del pensiero concettuale.

Ritengo ci sia una crescente necessità di superare il radicale dualismo della cultura occidentale moderna, che da Cartesio in poi ha separato in modo inconciliabile ma artefattuale le mente dal corpo e l’osservatore dalla realtà osservata. Alla posizione delle scienze empiriche, che hanno ritenuto la res extensa come realtà primaria e unica oggetto di interesse, si è associata la medicina scientifica, occupandosi quasi esclusivamente del corpo, inteso come macchina terrena cartesiana. Una tale posizione è  per definizione inadeguata a studiare e comprendere il mondo della psiche (di cui la stessa scienza è un prodotto) e la sua relazione con il mondo, mentre la stessa concezione classica del mondo fisico e della sua relazione con l’osservatore è stata sovvertita dalla fisica del 20° secolo.

Il contenuto di tonalità trascendente delle NDE suggerisce immediate e troppo facili conclusioni sull’esistenza di una vita ultraterrena, dell’anima o della reincarnazione in chi sia abbia propensione a credere che la vita non si limiti al solo aspetto biologico. E’ dunque opportuno precisare che le NDE non costituiscono una prova né un indizio chiaro del destino dell’individuo oltre la morte fisica, anche se sembrano  suggerirlo. Analogamente le reminiscenze di vite precedenti, sia spontanee sia in ipnosi, per quanto intriganti, non implicano assolutamente l’esistenza della reincarnazione; bisogna d’altra parte  riconoscere che il rifiuto dell’idea della reincarnazione nella civiltà occidentale  è un esclusivo prodotto di filtri culturali e non è basata su argomentazioni  razionali, tantomeno su dimostrazioni.

Questo rimane il più  grande e concreto mistero dell’esistenza, che rende la metafisica non meno concreta della fisica (visto che tutti dobbiamo morire) e si colloca oltre qualsiasi singola visione teologica e dottrinale. Come afferma il Taoismo, l’Essere  è l’origine dell’esistenza. Ciò che viene chiamato convenzionalmente essere, incluso l’uomo, è solo esistenza; l’esistenza ha la sua radice nella non-esistenza. La non-esistenza è origine, fine e naturale controparte nel mondo fenomenico: dunque la non-esistenza, in quanto matrice dell’esistenza, suo  e , è non meno reale e concreta dell’esistenza stessa, se pur inconoscibile.

L’Associazione di Ricerca Scientifica GHR,

coglie fin d’ora l’occasione per ringraziarla della sua disponibilità e del  tempo dedicatoci.

 

 

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