Ricerca in ex manicomio infantile di Aguscello

Storia e leggende:

Testo tratto dalla tesi di Laurea della Dott.ssa Federica Cattaneo.

Vi è un posto decisamente inquietante ad Aguscello, piccolo paesino della periferia ferrarese. Si tratta di un ex ospedale psichiatrico infantile, nel quale si narra si svolsero dei fatti terribili. I primi documenti che attestano l’esistenza di tale struttura risalgono al 1870 anno in cui i fratelli Pareschi ne acquistarono il lotto ad un’asta pubblica il 6 aprile. Nel 1896 un documento certifica che la proprietà passò in mano a tale signor Lombardi che ne esercita l’usufrutto per 12000 annui sotto concessione del vescovo Enrico Grazioli. Gli atti notarili di quel periodo certificano che dal 1900 al 1933 la clinica di Aguscello cambiò proprietario ogni tre anni.8 L’ultimo proprietario di cui si ha notizia certa fu Amelia Guerra che rese l’edificio un ospedale per malati di tubercolosi. Nel 1940 venne venduto alla Croce Rossa Italiana che lo trasformò in un ospedale psichiatrico per bambini di età inferiore ai 13 anni. Lo gestì per 30 anni fino al 1970 anno in cui venne abbandonato. L’edificio è circondato da una vasta zona di terreno abbandonato a se stesso, è formato da tre palazzine distinte, una più grande dove probabilmente erano tenuti i bambini e due più piccole, 8 “Aguscello, il manicomio dei bambini fantasma” dal sito Enightmare (viaggi alla scoperta dell’ignoto) 32 in una delle quali ci sarebbe una piccola cappella. La leggenda narra che l’ospedale fosse gestito da alcune suore, non proprio di buon animo. Le testimonianze di chi ha vissuto quegli anni nel ferrarese parlano di torture fisiche e mentali molto pesanti incluso l’utilizzo di diverse apparecchiature come l’elettroshock, ritrovate nelle campagne adiacenti all’ex manicomio. Non c’è uniformità tra le teorie che giustificherebbero la scomparsa dei bambini. Le ipotesi più gettonate sono quella di un incendio o di un’ epidemia che avrebbero messo fine alla loro vita, ma anche quella che con l’arrivo della seconda guerra mondiale i bambini sarebbero stati abbandonati all’interno del manicomio senza cibo e acqua. La figura più inquietante è sicuramente quella di Filippo Erni, un bambino affetto da una grave forma di schizofrenia che mentalmente stremato dai metodi rigidi e opprimenti del manicomio, sarebbe impazzito, uccidendo così alcuni dei suoi compagni prima di venire rinchiuso all’ultimo piano del manicomio dove, dall’unica finestra si sarebbe lanciato per disperazione, trovando la morte. Proprio l’anima di Filippo Erni sarebbe stata avvistata nel corso degli anni dai numerosi ghost hunters che si sono recati ad Aguscello. La figura descritta è quella di un bambino di circa 12 anni, biondo che si aggira correndo nel giardino. I visitatori affermano di sentire 33 una sensazione di angoscia opprimente fra quelle pareti, e di udire gli scalpicci dei piedini e i lamenti dei tanti bambini un tempo presenti. Inoltre sul muro del terzo piano pare sia visibile la sagoma di un bambino che sarebbe stato murato all’interno. All’interno dell’edificio è presente anche la scritta “chiunque faccia girare la giostrina, non riuscirà più a fermarla poiché le anime dei bambini giocheranno in eterno.”

Ricerca: 

Si parte alle ore 9:00, direzione Aguscello, prima tappa di una lunga agenda di impegni stilata in una delle riunioni fiume del nostro gruppo. Durante le cinque ore di viaggio, stiliamo un “modus opreandi” inerente il luogo che andremo a visitare: perimetro limitato, edificio pericolante, eventuali presenze di persone che lo  sfruttano come riparo per la notte o per farsi del male. Tutte situazioni che, una volta arrivati, ci siamo ripetuti più volte. Adiacente al cancello chiuso con grandi catene, vi è un buco nel fil di ferro dove viene agevolato il passaggio per entrale nel cortile frontale dell’edificio, con presenza abbondante di alte e orticanti sterpaglie. Una vola dentro, la ricerca di un passaggio per entrare all’interno dell’edificio è di rapido ritrovamento: scartando il primo varco trovato sul costato sinistro dell’edificio, il secondo varco rappresenta un passaggio sicuro. L’edificio ci presenta subito due soluzioni: la prima, è il pianterreno, dove una volta era rappresentato dai locali della cucina. Una vecchia macchina del gas, e un tavolo in cemento al centro della stanza usato per la lavorazione del cibo, ci permette di chiarire come era disposto il pianterreno. Il varco presente nella cucina da una sala grandissima, dove sicuramente i bambini ospiti dell’orfanotrofio si riunivano per mangiare. La seconda soluzione è quella rappresentata da una scala parecchio fatiscente che porta al primo piano, considerato il piano principale. Questo era il primo locale che veniva calpestato da chi entrava nell’orfanotrofio, e da qui si poteva raggiungere ogni luogo. Sulla sua sinistra, infatti, è presenta una rampa di scala, impraticabile per noi, che collegava i tre piani ospitanti le camere dei bambini. Esaurita la perlustrazione, il team si divide in due squadre: Federico ed Ezio cominciano le rilevazioni nel primo piano, mentre Daniele e Sandro si occupano della sala mensa. Passa del tempo, dove purtroppo non viene percepito nulla di rilevante. La coppia si scambia di posizione per altro tempo, purtroppo con lo stesso risultato. Decidiamo così, di visitare il secondo edificio presente nel perimetro, un edificio adiacente al cortile esterno dell’orfanotrofio. Questa era un tempo una piccola chiesetta, e le sale al suo interno con qualche banchetto ancora presente, ci dà l’idea che un tempo questi locali erano adibiti allo studio e all’insegnamento dei bambini. Nella chiesetta, numeri inneggianti al diavolo e resti di scatole di garze, ci fanno capire che questo luogo è usato per la pratica di messe nere. Decidiamo di rimanere qui per la seconda e ultima sessione di ricerca, dove ancora una volta non si registra niente di particolare. La strumentazione utilizzata è come sempre composta da: rilevatori termici, fotocamere ad infrarossi, registratori panoramici e molto altro. 

La ricerca storica su tale “Filippo Erni” non ha prodotto alcun risultato significativo. Il luogo, come spesso accade in questi casi è vittima del tempo e dell’incuria piuttosto che di fantomatiche presenze. Al suo interno si fa fatica anche solo a riconoscerne la struttura originale e la destinazione d’uso passata. Ogni luogo abbandonato porta con se molto mistero e molto fascino, ma siamo sempre più convinti che la fenomenologia paranormale non vada particolarmente d’accordo con leggende metropolitane e fantasie suscitate solo da storie tramandate oralmente. Questo ovviamente non mette il punto ne su Aguscello ne sui luoghi abbandonati, seguiranno una serie di ricerche per capire, prove alla mano, l’effettiva corrispondenza tra leggende e realtà nei luoghi fatiscenti.

Si sconsiglia vivamente la visita del posto in quanto molto pericolante ed in condizioni disastrose.

 

Immagini del luogo:

 

 

Condividi sui social

Author: admin