Analisi e critiche sulla ricerca spiritica

PROPOSTA PER UNA RICERCA SERIA IN CAMPO SPIRITICO

Analisi e critiche sulla ricerca spiritica

di Daniele CiprianiUn parapsicologo analizza un fenomeno che si presta a illusioni, facilonerie, spettacolo. Come difendersi dai ricercatori improvvisati?

Daniele Cipriani.

Trattare l’argomento fantasmi, termine ormai fortemente abusato, non è cosa semplice. Si rischia sempre di cadere nel ridicolo e di provocare sorrisetti ed incredulità in chi ci ascolta. Purtroppo anche tra gli addetti ai lavori.

Con la complicità di televisioni e programmi superficiali, racconti ai limiti della fantasia e improvvisati gruppi di ricerca che non fanno altro che spettacolo, oggi la ricerca sul campo dello spiritismo, un po’ come ogni disciplina parapsicologica e spirituale, vive un forte momento di crisi.
Mi sono personalmente chiesto come sia possibile che un argomento complesso e affascinante come questo possa essere caduto quasi nel dimenticatoio.

Analizziamo insieme qualche possibile perchè
Testimonianze su manifestazioni spiritiche e spettrali le troviamo fin dall’alba dei tempi; si susseguono i racconti più svariati, coerenti e meno coerenti, ma certamente non possiamo far finta che tutto questo non esista, quantomeno per chi racconta i fatti.
Con l’avvento della parapsicologia scientifica ed il metodo statistico di analisi dei fatti (si pensi a Rhine, Zener, Myers, etc.) queste discipline sono passate dalla semplice raccolta di testimonianze alla ricerca di fatti oggettivi ed in qualche modo “misurabili”.

La locandina di un film su Harry Price.

Troviamo quindi personaggi come Harry Price, passato alla storia come uno dei primi Ghost Hunter. Parliamo degli inizi del ‘900 e le ricerche venivano svolte con tutti i limiti strumentali e conoscitivi che ormai sappiamo bene. L’approccio però era quello giusto: verificare strumentalmente la possibile presenza di spiriti o fenomeni all’interno delle varie location.

Non c’è più una ricerca seria?
Passano i secoli ed oggi ci ritroviamo con una variante che svilisce quella che un tempo era una ricerca seria e meticolosa.
Cambia la società, cambiano i bisogni e cambia irrimediabilmente la metodologia di ricerca e tutto questo ovviamente ha delle ripercussioni anche nella ricerca sul campo. Se vogliamo fare un analisi sociale di come è cambiato il Ghost Hunting è semplice e disarmante. Sembriamo vivere in un mondo senza più valori, distaccati da qualunque forma di spiritualità e ricerca interiore. Viviamo in una continua illusione di benessere che passa da un effimera visibilità da social network, come se più ci mostrassimo felici al mondo e più ci sentissimo realizzati.

Una critica alle metodologie attuali
Ed ecco che irrimediabilmente quindi lo studio delle manifestazioni paranormali perde totalmente senso. Oggi la metodologia sembra essere quella di andare in un luogo abbandonato ed urlare “al fantasma” al primo topolino che crea un rumore nell’ambiente. Ciò che invece rende importante e probante la ricerca è proprio il metodo e la meticolosità. Il luogo da ricercare deve essere protetto da qualunque possibile interferenza esterna, le registrazioni fatte in modo estremamente silenzioso e la strumentazione che si utilizza deve essere conosciuta molto bene. La mia è ovviamente una critica generale a ciò che si vede sul web e sulle televisioni e non vuole essere un attacco a nessuno nello specifico.

Daniele Cipriani analizza del materiale raccolto in un’indagine.

Diciamo, riassumendo, che non ci si può improvvisare Ghost Hunters se non si hanno delle conoscenze e degli studi alle spalle. Se oggi un qualunque scienziato volesse approcciare a questa materia,  digitando Ghost Hunting su un motore di ricerca, non voglio neanche immaginare che idea si potrebbe fare. Un tempo eravamo noi parapsicologi a cercare l’appoggio della scienza (nei limiti del possibile) per avallare questo o quel fenomeno, oggi invece se ne fugge, come se la notorietà sui social network sia più che sufficiente ad avallare la veridicità del fenomeno.

Compreso perché socialmente il Ghost Hunting abbia preso una piega sbagliata, andiamo ora ad analizzare perché anche i ricercatori più preparati mantengono le distanze da questa particolare fenomenologia. Molti si orientano sulla medianità, sulla metafonia, ma storcono un pochino il naso quando si tratta di presenze spettrali. Rabbrividiscono quando sentono parlare di “infestazione”. La ragione credo risieda nel fatto che questa disciplina espone fortemente il ricercatore alla critica e che il più delle volte quando si fa ricerca sul campo si torna a mani vuote.

Non sempre però. Credo esista un limite oltre il quale, oggi purtroppo, il Ghost Hunter non riesce ad andare. Si trovano prove, si fotografano figure antropomorfe, si registrano voci, ma poi? Ci si deve fermare necessariamente all’acquisizione dei dati, senza dare interpretazioni di sorta. Oggi sappiamo che i fenomeni esistono ma ancora non sappiamo dare una spiegazione ed un perché.

Luoghi infestati: ma da cosa?
Se tralasciamo il significato televisivo del termine, un luogo “infestato” è un posto dove si presume avvengano una serie di fenomeni paranormali riconducibili alla presenza di un’entità disincarnata.
Con il passare dei secoli si sono formate diverse teorie sulle manifestazioni che coinvolgono questi luoghi particolari. Una delle più accreditate è quella del fenomeno residuale, ovvero una sorta di replay dal passato che non ha coscienza.

Poniamo come esempio che in un’abitazione un ragazzo si tolga la vita. Un evento così forte e tragico sembrerebbe permeare l’ambiente stesso e se si entrasse nella casa in un dato momento potrei assistere anche dopo anni alla scena del ragazzo nell’atto di uccidersi. Vedrei quindi quello che accadde tempo addietro e potrei facilmente scambiarlo per una “presenza”.
In realtà quella scena o figura non ha coscienza alcuna, è appunto qualcosa di residuale, una sorta di energia stagnante con la quale non si può prendere contatto e che è priva di coscienza di se e di ciò che gli accade intorno.

La teoria della psicoscopia ambientale
Un’altra teoria molto suggestiva e prettamente animica è denominata psicoscopia ambientale. Si tratta di una facoltà dei sensitivi che entrando in un luogo, percepiscono eventi che sono accaduti in passato nel luogo stesso e proiettano nell’ambiente l’immagine di ciò che percepiscono. Entrando quindi nella famosa casa dell’esempio, potrei di nuovo vedere la figura del ragazzo, ma mi troverei ancora davanti a qualcosa di inanimato, una proiezione di un evento scaturito dalla proiezione del sensitivo presente. Le teorie non finiscono qui.

Già in passato fu teorizzata da E. Gurney e F. Myers la possibilità di trovarsi di fronte a veri e propri fantasmi di persone viventi. Sembrerebbe che in stato alterato di coscienza, che si tratti di sonno, di trance o di profonda meditazione, numerose testimonianze parlano di vere e proprie apparizioni di persone che risultano poi viventi ed in buona salute. Non sappiamo se questo fenomeno, che tocca evidentemente la sfera delle O.B.E. (Out of the Body Experience) ha caratteristiche legate al luogo oppure alla persona che lo vive. Molte testimonianze raccontano di familiari apparsi in questo modo in momenti di forte fragilità e difficoltà, quasi come se venissero in soccorso.

Voci e entità che comunicano con i vivi
In ultima analisi troviamo poi le manifestazioni che comunicano a tutti gli effetti con i presenti. Si tratta di vere e proprie manifestazioni spiritiche.
Si registrano voci all’interno di abitazioni o castelli, di fotografano figure antropomorfe o si interagisce a tutti gli effetti con persone che poi si scopre essere passate oltre.

Entità captate con la metavisione di Marco Luzzatto.

Ma come riconoscere e classificare queste manifestazioni?
In realtà è molto complesso. Se prendiamo in analisi l’aspetto strumentale allora diventa quasi impossibile. Una fotografia o una registrazione, per non parlare della sola variazione di alcuni parametri ambientali, non ci dà alcuna spiegazione né in un senso né in un altro. È allora necessario incrociare i dati con le testimonianze e tentare di instaurare un dialogo attraverso dei registratori. Forse quest’ultimo è il caso che maggiormente si avvicina a qualcosa di senziente. Se pongo una domanda e ricevo una riposta coerente allora potrei iniziare a ragionare sulla natura intelligente del presunto spirito comunicante.

La difficoltà di chi svolge le ricerche sul campo è proprio questa, una volta raccolta una mole di dati oggettivi e riscontrabili, purtroppo per onestà intellettuale ci si deve fermare. Se si interpreta una fotografia in maniera arbitraria si rischia di voler dare un senso a qualcosa che di per sé è sicuramente interessante ma che da solo ci dice poco sulla natura stessa del fenomeno.
Vediamo continuamente sul web una valanga di video sciocchi dove si illuminano strumentini, si utilizzano apparecchi che hanno già parole preimpostate al loro interno, tutto questo perché non si accetta che il fenomeno è sporadico e che spesso da solo non ci aiuta ad interpretarlo. Con gli anni mi rendo sempre più conto che anche la ricerca sul campo deve fare un passo avanti diventando interdisciplinare, abbracciando altri campi come la medianità, la metafonia e perché no, la metavisione.

Un registratore ad alta sensibilità.

La strumentazione da sola può oggettivare dei fenomeni paranormali che ormai sappiamo esistere, ma è solo con l’ausilio di altre discipline e con un approccio che abbraccia diversi studi in seno alla ricerca psichica che potremmo ampliare i risultati durante una ricerca. Come in molte cose della vita anche lo studio strumentale dei fenomeni deve servirsi di buon senso, criticità e un pizzico di scienza. Altrimenti rischieremo di trovarci eternamente di fronte a video insensati e risultati dubbi.

Quindi, se volete fare una ricerca perchè percepite presenze intorno a voi o accadono fenomeni inspiegabili, rivolgetevi a operatori che hanno già un nome in questo campo.
La ricerca psichica è una scienza ancora molto giovane e per tanti passi fatti in avanti, altrettanti ci attendono in futuro. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro alla parola fantasma, dietro all’attività di Ghost Hunting si cela sempre (se fatto seriamente) il tentativo di portare alla luce prove dell’esistenza di una vita dopo la morte.
Quale scopo è più alto se fatto con onestà e amore? Quindi in bocca al lupo a tutti i ricercatori, qualunque sia la disciplina che studiate, ci attendono ancora tante sfide, molte domande e chissà quante riposte!

Link all’articolo ed alla bellissima rubrica di Manuela Pompas – KARMANEWS

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Author: admin