Nel corso di vent’anni di attività, la ricerca sui fenomeni paranormali può accumulare registrazioni, testimonianze, documentazioni audiovisive e casi da analizzare. Ma con il tempo può cambiare anche il modo di osservare questi materiali. L’esperienza sul campo insegna a prestare attenzione ai dettagli, a confrontare le testimonianze e a distinguere ciò che è stato effettivamente osservato dalle interpretazioni che ne vengono proposte. Soprattutto, porta a interrogarsi sui limiti delle conclusioni che è possibile ricavare da un singolo caso. È da questa prospettiva che nasce la riflessione Oltre il fenomeno: psicologia, coscienza e sopravvivenza nelle esperienze paranormali.
Non si tratta di abbandonare lo studio dei fenomeni per concentrarsi esclusivamente sulla dimensione psicologica. Si tratta, piuttosto, di ampliare il campo di osservazione: accanto alla domanda su che cosa sia accaduto, diventa importante chiedersi che cosa abbia vissuto la persona coinvolta, quale significato abbia attribuito all’esperienza e quali conseguenze essa abbia prodotto. Dopo vent’anni di ricerca, forse una delle domande più interessanti non è soltanto che cosa abbiamo osservato, ma che cosa possiamo imparare osservando anche le persone che hanno vissuto quelle esperienze.
Dal segnale all’esperienza: il problema dell’interpretazione
Una delle difficoltà ricorrenti nello studio dei fenomeni paranormali riguarda il rapporto tra il dato osservato e il significato che gli viene attribuito. Una registrazione audio, per esempio, può contenere un suono di difficile identificazione. Una fotografia può presentare un elemento insolito. Un testimone può riferire di aver percepito una presenza in un ambiente. In tutti questi casi, il primo compito consiste nel descrivere il materiale disponibile e ricostruire il contesto nel quale è stato prodotto.
Il passaggio successivo è più complesso: stabilire che cosa quel materiale consenta effettivamente di concludere. Nel caso delle cosiddette Electronic Voice Phenomena (EVP), o voci elettroniche, l’ascolto può portare a riconoscere parole o frasi all’interno di segnali acustici ambigui. Tuttavia, ciò che un ascoltatore percepisce non coincide necessariamente con un’informazione oggettivamente identificabile nella registrazione. Aspettative, conoscenze pregresse, contesto e modalità di ascolto possono influenzare il riconoscimento di uno stimolo.
Questo non significa che ogni registrazione debba essere liquidata come un errore percettivo. Significa che è necessario distinguere almeno tre livelli: il dato acustico, ciò che viene percepito e l’interpretazione proposta per spiegare il fenomeno. Una registrazione può essere autentica senza che la sua interpretazione sia necessariamente corretta. Allo stesso modo, l’impossibilità di identificare immediatamente una causa non costituisce, da sola, una dimostrazione dell’origine paranormale del segnale.
La stessa cautela è applicabile ai fenomeni di poltergeist, alle presunte infestazioni e alle apparizioni. Cambiano i materiali da esaminare, ma rimane fondamentale distinguere l’evento riferito, le condizioni in cui si è verificato e le spiegazioni che possono essere prese in considerazione.
Il caso non è soltanto il fenomeno
Quando si affronta un caso di presunta attività paranormale, l’attenzione tende naturalmente a concentrarsi sull’elemento insolito: una voce, un movimento, un rumore, un’apparizione o una successione di eventi difficili da spiegare.
Eppure, il caso comprende anche le persone presenti, le loro testimonianze, le reazioni emotive e il significato attribuito a ciò che è accaduto. Nello studio di un presunto poltergeist, per esempio, non è sufficiente raccogliere la descrizione degli oggetti che si sarebbero mossi. Occorre ricostruire la cronologia degli eventi, la loro frequenza, le condizioni ambientali, le persone presenti e le eventuali cause ordinarie compatibili con le osservazioni.
Analogamente, nel caso di un’infestazione, è importante distinguere tra gli eventi concretamente riferiti e la percezione complessiva che gli abitanti sviluppano nei confronti dell’ambiente. Un luogo può essere vissuto come minaccioso anche quando non tutti gli episodi riportati hanno una spiegazione condivisa. La dimensione umana non sostituisce l’indagine sul fenomeno. La completa. Questo approccio permette di evitare due errori opposti: considerare ogni testimonianza come una prova definitiva di un’origine paranormale oppure escluderne preventivamente il valore soltanto perché l’evento riferito appare insolito. L’obiettivo è mantenere aperte le domande, senza rinunciare al rigore nell’analisi.
Che cosa accade alla persona dopo un’esperienza intensa?
La psicologia offre strumenti utili per affrontare una questione che riguarda non soltanto il paranormale, ma tutte le esperienze capaci di modificare profondamente il modo in cui una persona interpreta se stessa e il mondo.
Un’esperienza intensa può influenzare la percezione della propria identità, le relazioni interpersonali, le convinzioni personali e il rapporto con la vita e la morte. Le conseguenze, tuttavia, non sono necessariamente uguali per tutti.
Alcune persone possono integrare quanto accaduto nella propria storia personale senza cambiamenti radicali. Altre possono riferire una trasformazione significativa delle proprie priorità, dei propri valori o della visione dell’esistenza. In altri casi, l’esperienza può generare paura, confusione o disagio. Per comprendere queste differenze è utile richiamare due concetti studiati dalla psicologia: la resilienza e la crescita post-traumatica.
Nel lavoro pubblicato nel 2004, George A. Bonanno ha evidenziato l’importanza della resilienza nella risposta agli eventi potenzialmente traumatici. La resilienza indica, in questo contesto, la capacità di mantenere o recuperare un funzionamento psicologico relativamente stabile nonostante le avversità. Non equivale all’assenza di sofferenza, né implica necessariamente una trasformazione personale. La crescita post-traumatica, descritta da Richard G. Tedeschi e Lawrence G. Calhoun, riguarda invece i cambiamenti positivi che alcune persone riferiscono in seguito al confronto con eventi particolarmente difficili. Questi cambiamenti possono coinvolgere le relazioni, le priorità esistenziali, la percezione delle proprie capacità e il significato attribuito alla vita. Resilienza e crescita post-traumatica non sono sinonimi. Una persona può attraversare un’esperienza difficile mantenendo un buon equilibrio psicologico senza riferire una crescita significativa; un’altra può descrivere cambiamenti profondi pur avendo sperimentato sofferenza.
Lo studio di Elam e Taku del 2022 ha approfondito proprio le differenze tra questi due costrutti, sottolineando l’importanza di non considerarli manifestazioni intercambiabili di un unico processo.
Questi modelli non dimostrano che un’esperienza paranormale sia realmente tale. Offrono, piuttosto, strumenti per comprendere le possibili conseguenze psicologiche di un’esperienza vissuta come eccezionale.
Stessa esperienza, conseguenze differenti
Perché alcune persone riferiscono cambiamenti profondi dopo un’esperienza intensa, mentre altre non descrivono conseguenze comparabili?
Non esiste una risposta valida per ogni individuo. Possono intervenire caratteristiche personali, storia di vita, relazioni, sostegno sociale, contesto culturale e significato attribuito all’evento. Anche il tempo trascorso dall’esperienza può influenzare il modo in cui essa viene ricordata e integrata nella propria storia.
Il punto è particolarmente rilevante quando si studiano testimonianze relative a fenomeni paranormali.
Due persone possono riferire esperienze apparentemente simili e attribuire loro significati molto diversi. Una può interpretarle come un evento spaventoso, un’altra come un’occasione di riflessione, un’altra ancora come una conferma di convinzioni già presenti.
Non è possibile dedurre automaticamente l’origine di un fenomeno dalla profondità delle conseguenze che produce. Un’esperienza può essere psicologicamente significativa anche quando la sua causa rimane incerta.
Allo stesso modo, l’intensità emotiva di una testimonianza non è sufficiente, da sola, a stabilire l’accuratezza della ricostruzione degli eventi.
È quindi necessario mantenere distinti due interrogativi: che cosa ha determinato l’esperienza e che cosa è cambiato nella persona che l’ha vissuta?
Sono domande collegate, ma non equivalenti.
Le esperienze umane eccezionali
Un collegamento diretto tra questa prospettiva e lo studio delle esperienze considerate paranormali è rappresentato dalle Exceptional Human Experiences (EHE), espressione utilizzata per indicare esperienze umane eccezionali.
Nel lavoro di Tassell-Matamua e Frewin, pubblicato nel volume 21 del Journal of Spirituality in Mental Health, gli autori hanno esaminato le trasformazioni psicospirituali riferite da persone che avevano vissuto esperienze di questo tipo.
Lo studio ha coinvolto 72 partecipanti e ha preso in considerazione aspetti quali la crescita spirituale e il significato attribuito alla vita. Tra le esperienze riportate figuravano anche quelle definite mistiche o unitive, caratterizzate da un intenso senso di unità e connessione, nel quale i normali confini tra sé e ciò che circonda la persona possono essere percepiti come modificati.
Il valore di questa ricerca, nell’ambito della presente riflessione, consiste soprattutto nell’aver spostato l’attenzione sulle conseguenze dell’esperienza e sulla sua integrazione nella vita personale.
È importante, tuttavia, precisare che studiare le trasformazioni riferite dai partecipanti non equivale a dimostrare l’origine paranormale degli eventi descritti. I risultati riguardano le associazioni e i cambiamenti riportati nel campione esaminato; non risolvono la questione ontologica della natura delle esperienze.
La distinzione è essenziale: si può indagare scientificamente ciò che accade a una persona dopo un’esperienza eccezionale senza aver prima stabilito che cosa l’abbia provocata.
Le esperienze di premorte: quando la domanda riguarda la coscienza
Le esperienze di premorte, note nella letteratura internazionale come Near-Death Experiences (NDE), costituiscono un ambito particolarmente interessante per lo studio delle esperienze soggettive intense.
Le persone che riferiscono una NDE possono descrivere fenomeni diversi: modificazioni della percezione del tempo, sensazioni di pace, esperienze extracorporee, incontri percepiti come significativi o sensazioni di unità e trascendenza. Non tutte le esperienze presentano le stesse caratteristiche e non tutte le persone riferiscono gli stessi elementi.
Nel 1983 Bruce Greyson pubblicò un lavoro dedicato alla costruzione, all’affidabilità e alla validità della Near-Death Experience Scale. Lo strumento, composto da 16 item, è stato sviluppato per valutare in modo sistematico alcune caratteristiche riferite nelle esperienze di premorte.
La disponibilità di uno strumento standardizzato permette di confrontare le descrizioni e di studiare le caratteristiche delle esperienze con criteri più uniformi. Non significa, però, che la scala possa stabilire l’origine di una NDE o dimostrare che la coscienza sopravviva alla morte.
Misurare le caratteristiche di un’esperienza e determinarne la causa sono operazioni differenti. La ricerca successiva ha esaminato anche le conseguenze riferite da chi ha vissuto esperienze di premorte. Khanna e Greyson, nel 2015, hanno studiato il rapporto tra NDE e crescita post-traumatica, confrontando persone che avevano vissuto eventi prossimi alla morte con e senza un’esperienza di premorte riferita. Gli autori hanno osservato una maggiore crescita post-traumatica nel gruppo che riportava una NDE; inoltre, la profondità dell’esperienza risultava associata a una maggiore crescita post-traumatica nel campione esaminato.
Anche in questo caso, il risultato riguarda il rapporto tra esperienza riferita e cambiamenti psicologici. Non costituisce una prova della sopravvivenza della coscienza, ma contribuisce alla comprensione delle conseguenze che tali esperienze possono avere nella vita delle persone.
Un ulteriore interrogativo riguarda la durata di questi cambiamenti. Se una persona riferisce una trasformazione del proprio rapporto con la vita, con la morte o con la spiritualità, quanto a lungo persistono tali modificazioni? E in quale misura possono essere distinte da altri cambiamenti che si verificano nel corso dell’esistenza? Sono domande che richiedono studi longitudinali, strumenti adeguati e attenzione ai limiti dei campioni e delle testimonianze raccolte.
La coscienza: una questione ancora aperta
Le esperienze di premorte riportano inevitabilmente a una delle questioni più complesse della ricerca: la natura della coscienza.
Che cosa significa essere coscienti? Qual è il rapporto tra esperienza soggettiva e attività cerebrale? In che modo si formano la percezione di sé, il senso di continuità personale e la consapevolezza del mondo esterno?
E, quando si prendono in considerazione le testimonianze di esperienze vissute in condizioni critiche, quali conclusioni possono essere legittimamente tratte sui limiti della coscienza e sul suo rapporto con la morte?
Questi interrogativi non hanno tutti lo stesso statuto scientifico e non possono essere risolti attraverso una singola testimonianza, una registrazione o un fenomeno isolato. La questione della sopravvivenza della coscienza, in particolare, deve essere mantenuta distinta dai cambiamenti psicologici riferiti dopo un’esperienza di premorte. Una trasformazione personale può essere reale e significativa per chi la vive senza dimostrare, di per sé, che la coscienza continui a esistere indipendentemente dal corpo.
Riconoscere questo limite non significa chiudere la discussione. Significa stabilire con chiarezza dove terminano i risultati disponibili e dove cominciano le ipotesi. In una prospettiva di ricerca, ammettere che una domanda rimanga aperta non è una debolezza. È una condizione necessaria per continuare a indagarla senza trasformare le aspettative in conclusioni.
Tornare al fenomeno, con uno sguardo più ampio
Dopo aver attraversato la psicologia delle esperienze intense, gli studi sulle esperienze umane eccezionali e la letteratura sulle esperienze di premorte, la riflessione torna inevitabilmente al punto di partenza: i fenomeni studiati sul campo.
Le EVP, i poltergeist, le presunte infestazioni e le apparizioni rimangono oggetti di indagine. La prospettiva psicologica non li sostituisce e non ne determina automaticamente la spiegazione.
Invita, piuttosto, ad affiancare all’analisi dell’evento quella della persona e dell’interpretazione.
Nel caso di una registrazione audio, occorre chiedersi che cosa sia effettivamente presente nel segnale e quali elementi sostengano l’interpretazione proposta. Nel caso di un poltergeist, è necessario ricostruire gli eventi e valutare le possibili cause. Quando si parla di infestazioni o apparizioni, è importante considerare sia le circostanze riferite sia il modo in cui l’esperienza viene vissuta, ricordata e interpretata.
Questi livelli devono dialogare, senza essere confusi.
La persona non è soltanto una fonte di informazioni sul caso: è anche il soggetto che vive l’esperienza e che può subirne o riferirne le conseguenze. Il fenomeno, a sua volta, non può essere spiegato esclusivamente sulla base del significato che assume per chi lo racconta.
È proprio nella distinzione tra evento, esperienza e interpretazione che può svilupparsi un’indagine più consapevole.
Oltre il fenomeno
Vent’anni di ricerca non garantiscono di aver trovato tutte le risposte. Possono però insegnare a formulare domande migliori, a riconoscere i limiti delle proprie conclusioni e a non confondere ciò che si osserva con ciò che si ipotizza.
Studiare i fenomeni paranormali significa confrontarsi con materiali complessi, testimonianze, anomalie e interrogativi che spesso rimangono irrisolti. Integrare questa attività con gli strumenti della psicologia permette di ampliare lo sguardo, considerando anche il vissuto individuale, le relazioni e le trasformazioni che possono seguire a un’esperienza intensa.
La domanda non è soltanto se un fenomeno sia spiegabile, né se una persona sia convinta di aver vissuto qualcosa di straordinario. È anche come distinguere i dati dalle interpretazioni, come studiare le conseguenze senza anticipare le conclusioni e come mantenere aperte le ipotesi senza rinunciare al rigore.
Non tutte le esperienze insolite dimostrano l’esistenza di un fenomeno paranormale. Non tutte le esperienze possono essere comprese soltanto attraverso il loro significato psicologico. E non tutte le questioni sulla coscienza dispongono oggi di una risposta definitiva.
È in questo spazio, tra osservazione e interpretazione, che la ricerca può continuare a muoversi.
Andare oltre il fenomeno non significa smettere di studiarlo. Significa imparare a osservare, insieme al fenomeno, anche la persona che lo vive e le domande che quell’esperienza continua a lasciare aperte.
Riferimenti bibliografici essenziali
Bonanno, G. A. (2004). Loss, trauma, and human resilience: Have we underestimated the human capacity to thrive after extremely aversive events? American Psychologist, 59(1), 20–28. https://doi.org/10.1037/0003-066X.59.1.20
Elam, T., & Taku, K. (2022). Differences between posttraumatic growth and resiliency: Their distinctive relationships with empathy and emotion recognition ability. Frontiers in Psychology, 13, 825161. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2022.825161
Greyson, B. (1983). The Near-Death Experience Scale: Construction, reliability, and validity. The Journal of Nervous and Mental Disease, 171(6), 369–375.
Khanna, S., & Greyson, B. (2015). Near-death experiences and posttraumatic growth. The Journal of Nervous and Mental Disease, 203(10), 749–755. https://doi.org/10.1097/NMD.0000000000000362
Tassell-Matamua, N. A., & Frewin, K. (2019). Psycho-spiritual transformation after an exceptional human experience. Journal of Spirituality in Mental Health, 21(4), 237–258. https://doi.org/10.1080/19349637.2018.1481487
Tedeschi, R. G., & Calhoun, L. G. (2004). Posttraumatic growth: Conceptual foundations and empirical evidence. Psychological Inquiry, 15(1), 1–18. https://doi.org/10.1207/S15327965PLI1501_01
Tassell-Matamua, N., & Steadman, P. (2017). “I feel more spiritual”: Increased spirituality after a near-death experience. Journal for the Study of Spirituality, 7(1), 35–49. https://doi.org/10.1080/20440243.2017.1290030