L’inadeguatezza dell’approccio scientista nella ricerca psichica-parapsicologica

Di Danilo Modonesi

Da Wikipedia:

“Lo scientismo viene descritto dal Devoto Oli [Devoto Oli. Vocabolario della lingua italiana, ed. 2013.] come quel «movimento intellettuale sorto nell’ambito del positivismo francese (seconda metà del XIX secolo), tendente ad attribuire alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi, la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’uomo». Il vocabolo assume spesso un’accezione negativa «per indicare l’indebita estensione di metodi scientifici validi nell’ambito di scienze particolari (come quelle naturali) ai più diversi aspetti della realtà, con pretese di conoscenza altrettanto rigorosa».” 

In sostanza, lo scientismo è quell’atteggiamento positivista estremista, secondo cui, dal punto di vista conoscitivo, è valida solamente quella conoscenza acquisibile tramite l’applicazione rigorosa del metodo scientifico, rifiutando la validità di qualunque altro tipo di approccio. Nella ricerca psichica, che è lo studio scientifico di quei fenomeni denominati “paranormali” o “extranormali” strettamente correlati all’essere umano, l’approccio scientifico rappresenta una parte fondamentale del processo di indagine sui fenomeni. Molto sommariamente, il metodo scientifico “tradizionale”, che è l’unico accettato dalla mentalità scientista, è quello “induttivo”, costituito dalle seguenti fasi:

  • Osservazione;
  • Esperimento;
  • Correlazione fra le misure;
  • Definizione di un modello fisico;
  • Elaborazione di un modello matematico;
  • Formalizzazione della teoria.

Un metodo che ha dimostrato innegabilmente, negli anni, la sua validità, applicato all’indagine delle scienze naturali, fisiche e matematiche, cioè quando viene applicato a fenomeni “meccanici”, non dipendenti o animati da nessun tipo di volontà intelligente autonoma.

Quindi viene ritenuto valido solo quel “dato di fatto” conoscitivo acquisito tramite osservazione, ripetibilità sperimentale in laboratorio in condizioni controllate (quindi, in sostanza, replicabile a piacimento), misurabile e descrivibile tramite modello fisico e matematico. Questo implica che, una volta comprese e replicate le condizioni necessarie all’accadimento di un determinato fenomeno, essa debba sempre necessariamente avvenire, sempre allo stesso modo e nella stessa “intensità” (e quindi deve sempre essere determinabile matematicamente il risultato) basata sulle condizioni di partenza (anche se la stessa fisica, nel campo dei quanti, combatte con gli evidenti problemi di questa metodologia). Una metodologia che, applicata “senza se e senza ma”, è destinata a fallire, quando l’oggetto di osservazione diventa l’individuo, non solamente dal punto di vista fisiologico, dove esistono condizioni di misurabilità, ma anche dal punto di vista “psicologico”, dato che la fenomenologia psichica implica l’intervento di facoltà umane non fisiche o, addirittura, di entità non più umane.

Un problema simile viene vissuto dalla psicoanalisi, che gli scientisti si rifiutano di accettare come disciplina scientifica. Posto che l’esistenza di facoltà umane “paranormali” e la possibilità di interazione con entità non più legate ad un corpo umano sono realtà che, a mio avviso (e non solo al mio), sono state dimostrate vere oltre ogni ragionevole dubbio (vedi, tra i tanti, “Un avvocato presenta il caso dell’aldilà – Prove oggettive inconfutabili” di Victor Zammit, “Esperimenti sull’aldilà” di Gary E. Schwartz o “Al di là del conosciuto” di Fernando Sinesio), come approcciarsi a dei fenomeni che, pur essendo reali, non possono venir compresi all’interno del rigoroso metodo scientifico induttivo? Quando un fenomeno viene dimostrato statisticamente e/o empiricamente oggettivo, cioè reale, è possibile negarne comunque la realtà, solamente perché non rientra nei canoni del metodo scientifico rigorosamente applicato? Un caso che, secondo me, dimostra l’illogicità della mentalità scientista, quando si vuole applicare alla ricerca psichica (ed in generale a tutte quelle discipline che implicano l’umano come individuo e mente, non solo come essere biologico) è quello delle NDE, fenomeni che, dato che spesso accadono in ospedale, in condizioni strettamente controllate, più di molti altri si prestano all’indagine scientifica rigorosa. Nel corso degli anni, numerose ricerche hanno dimostrato che, semplicemente, nessuna spiegazione fisiologica, psicologica o farmacologica è in grado di riprodurre e, quindi, spiegare, nel suo insieme, la fenomenologia delle NDE, né i fatti scientificamente inspiegabili, ma verificati, oggettivi e spiegabili solamente tramite ipotesi “spiritica”, che accadono durante queste (ad esempio l’incontro “nell’aldilà” con parenti che non si sapevano morti o di cui non si sapeva l’esistenza – vedi Elisabeth Kubbler-Ross – oppure le percezioni visive di ciechi dalla nascita – vedi Evelyn Valarino). Ripeto: fatti certamente non “scientificamente provati e spiegabili”, ma innegabilmente oggettivi. E che esistono e continuano ad esistere, nonostante sfuggano all’indagine scientifica ortodossa. In conclusione, il fallimento della mentalità scientista, nella ricerca psichica, non deriva dalla pretesa (e falsa) mancanza di oggettività nella fenomenologia “parapsicologica”, ma dall’incapacità della mentalità scientista stessa di indagare un fenomeno che, per sua natura, sfugge ai suoi rigidi schemi interpretativi; e nell’ostinazione illogica di quest’ultima di considerare come reali e degni di attenzione non i fatti che si dimostrano oggettivi (anche se sfuggono ad ogni definizione scientifica), ma solo quei fatti che l’applicazione rigorosa ed acritica del metodo induttivo riesce a spiegare. “Non esiste ed è reale ciò che esiste ed è reale, esiste ed è reale solo ciò che riesco a comprendere e replicare”, una mentalità scientista, ma, a mio avviso, ben poco scientifica.

 
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Team GHR

Author: Team GHR

L’Associazione di Ricerca Scientifica Ghost Hunters Roma, con sede a Roma, svolge gratuitamente da oltre 10 anni analisi e rilevazione dati nel campo del paranormale. Parallelamente alla ricerca sul campo l’Associazione si occupa dello studio e della classificazione di: Medianità, Esperienze di pre-morte, telepatia, chiaroveggenza, precognizione e di molti dei fenomeni appartenenti alla branca della “Ricerca psichica”. Il Team è composto da parapsicologi, ricercatori e tecnici.